Pillar 2: al via i primi adempimenti dichiarativi nel 2026

Knowing good advice Con la pubblicazione del modello dichiarativo da parte dell’Agenzia delle Entrate, entra nella fase operativa la disciplina del Pillar 2 (Global Minimum Tax), introdotta in Italia dal D.Lgs. n. 209/2023 in recepimento della Direttiva UE 2022/2523. La normativa, elaborata in ambito OCSE, ha l’obiettivo di garantire un livello minimo di imposizione effettiva pari al 15% per i gruppi multinazionali e, in determinati casi, per i gruppi nazionali di grandi dimensioni. L’ambito applicativo riguarda infatti i gruppi con ricavi consolidati pari ad almeno 750 milioni di euro in almeno due dei quattro esercizi precedenti. Il sistema si basa sul calcolo dell’Effective Tax Rate (ETR) in ciascuna giurisdizione in cui il gruppo opera. Qualora il livello di tassazione effettiva risulti inferiore alla soglia del 15%, si determina un’imposta integrativa (Top-Up Tax) finalizzata a colmare tale differenza. In altri termini, la disciplina intende garantire che i redditi prodotti dal gruppo siano assoggettati a un livello minimo di imposizione, indipendentemente dal Paese in cui vengono realizzati. La logica sottostante è quindi quella di limitare i vantaggi derivanti dalla localizzazione degli utili in giurisdizioni caratterizzate da livelli di tassazione particolarmente ridotti. La disciplina prevede tre distinti meccanismi di prelievo: la Qualified Domestic Minimum Top-up Tax (QDMTT), che attribuisce allo Stato della fonte il diritto prioritario di prelevare l’imposta; la Income Inclusion Rule (IIR), applicabile generalmente in capo alla controllante; e la Undertaxed Profit Rule (UTPR), che opera in via residuale qualora non trovino applicazione le precedenti regole. L’Italia ha introdotto una propria QDMTT, denominata “imposta minima nazionale”. Le nuove disposizioni si applicano agli esercizi che hanno inizio dal 31 dicembre 2023 e, pertanto, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, a partire dal periodo d’imposta 2024. Il 2026 rappresenta tuttavia il primo vero banco di prova operativo, in quanto coincide con l’avvio dei primi adempimenti dichiarativi e informativi previsti dalla normativa. Le imprese interessate saranno chiamate a verificare l’applicabilità delle nuove regole e a coordinarsi con il gruppo per la gestione dei relativi obblighi. Per facilitare la prima applicazione del nuovo regime, il legislatore ha previsto l’introduzione di specifici Porti Sicuri (Safe Harbour) applicabili agli esercizi che iniziano entro il 31 dicembre 2026 e terminano entro il 30 giugno 2028. Tali regimi consentono, al ricorrere di determinate condizioni (legate alle dimensioni dell’attività locale, al livello di tassazione effettiva o alla presenza di un’adeguata sostanza economica), di considerare pari a zero l’eventuale imposta integrativa dovuta, evitando l’applicazione delle più complesse regole di calcolo previste dal Pillar 2. L’accesso ai Porti Sicuri si basa principalmente sulle informazioni contenute nel Country-by-Country Reporting (CbCR) e consente di concentrare le attività di analisi sulle sole giurisdizioni che presentano un effettivo rischio di bassa imposizione. La finalità della misura è quindi quella di ridurre gli oneri amministrativi e agevolare l’introduzione graduale del nuovo sistema nei primi anni di applicazione. Per molti gruppi, la verifica preliminare della possibilità di accedere a tali semplificazioni rappresenterà uno dei primi passaggi da affrontare nell’ambito del progetto Pillar 2. Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dal fatto che il Pillar 2 introduce un approccio completamente nuovo rispetto ai tradizionali sistemi di tassazione internazionale. L’attenzione non è più rivolta esclusivamente al carico fiscale della singola società, ma al livello di imposizione effettiva del gruppo nelle diverse giurisdizioni in cui opera. Ciò richiede una visione maggiormente integrata delle informazioni fiscali e contabili e un monitoraggio costante delle dinamiche internazionali del gruppo. Sotto questo profilo, la disciplina rappresenta un cambiamento significativo anche per le funzioni fiscali aziendali, chiamate a valutare non solo gli effetti delle normative locali, ma anche le possibili conseguenze che tali regole possono produrre a livello globale nell’ambito del gruppo multinazionale. L’introduzione della Global Minimum Tax segna inoltre un progressivo superamento dell’approccio tradizionale basato esclusivamente sulle singole legislazioni nazionali, rafforzando una logica di coordinamento fiscale internazionale. Le decisioni assunte in una determinata giurisdizione potranno infatti produrre effetti anche in altri Paesi in cui il gruppo opera, rendendo sempre più rilevante una pianificazione fiscale coordinata a livello globale. In tale contesto, assumono un ruolo centrale non solo il monitoraggio dei livelli di tassazione effettiva, ma anche la qualità dei dati e dei flussi informativi utilizzati per le analisi e le future dichiarazioni Pillar 2. Nel complesso, il Pillar 2 rappresenta una delle più importanti novità degli ultimi anni nel panorama della fiscalità internazionale, imponendo alle imprese nuovi obblighi di monitoraggio della tassazione effettiva nelle diverse giurisdizioni e un crescente coordinamento a livello di gruppo. Per i soggetti interessati, il biennio 2025-2026 sarà determinante per verificare correttamente l’applicabilità della disciplina e affrontare i primi adempimenti previsti dalla Global Minimum Tax. Data di pubblicazione Autore Aree di attività Assistenza Fiscale (11) Assistenza Legale (2) Assistenza Societaria (1) Consulenza del lavoro (5) Kreston-TDL (1)